c’e’ una cosa delle domeniche tipo oggi, come quelle in piena estate che mi colpisce a volte : il silenzio. Di silenzi ce ne possono essere molti, o come quelli tra una nota e l’altra, indispensabili perche’ melodia e ritmo abbiano senso, o come quelli dove non ci sono parole, ma ci sono sguardi che non hanno bisogno di parole, perche’ lo sguardo e’ un gesto quintessenziato e vince la parola proprio perche’ l’indefinitezza dei suoi margini gli permette di accogliere in se’ una galassia di significati .


ci sono anche silenzi che nascondono dietro un vuoto ed un buio di fronte al quale proprio non si sa cosa fare, ci vuole ingegno.

Perche’ parlare di silenzi quando tra giusto un giorno ci sara’ baccano e frastuono per celebrare un mero evento cronologico, un passaggio del calendario?

Non so tra i due estremi, tra il botto gratuito e fracassone e il silenzio quasi preferisco il secondo, dove almeno c’e’ spazio per pensare, o meglio per non pensare come atto volontario, diro’ quasi che ammiro quelli che al cenone da sbudellamento con rave party ad accanimento terapeutico preferiscono attendere il nuovo anno nel silenzio, ci sono no’ quei monasteri dove accolgono i pellegrini (eh ci ho anche pensato…), silenzi o parole, almeno che ci sia significato.