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Sunday, December 31, 2006
Architettura e felicita' : parte 2 , il mio punto di vista.

Sono entrato in libreria per cercare un paio di libri che da lungo tempo avevo in mente di leggere e mi imbatto proprioall'ingresso in Architettura e felicita'. Il titolo mi incuriosisce : l'architettura e' qualcosa che mi ha sempre attratto, e il tema della felicita', quando non ridotto ad una trattazione banale da manuale di selfhelp, mi sembra un terreno di doveroso approfondimento e abbinabile a diversi contesti (es: Economia e felicita' di Luca De Biase).

Vedere una casa ben progettata, un oggetto di design innovativo che non sia solo di sterile virtuosismo mi ha sempreilluminato e dato soddisfazione. Capire il linguaggio e intuire che l'eventuale semplicita' era frutto di una ricerca, di un dialogo di materiali e sensazioni e' provare un po' come lo stupore di fronte ad un bel gioco. Negli oggetti di architettura e' presente l'ispirazione del creatore e la proiezione delle aspettative di chi lo fruisce. E' una conversazione e un'interazione interessante.

E' nel dialogo con la sofferenza che molte cose belle acquistano il loro valore. Conoscere il dolore si rivela inaspettatamente uno dei requisiti essenziali per apprezzare l'architettura. A prescindere da tutti gli altri fattori, forse dobbiamo proprio essere un po' tristi affinche' gli edifici ci commuovano davvero (pag 23)

Questo passaggio mi ha colpito e penso sia condivisibile, forse per conoscere la felicita' autentica si deve passare dal suocontrario, per avere una prova tangibile di veridicita'; e' un tema interessante da approfondire, in un altro momento.

Quando sperimento qualcosa che mi da' soddisfazione nel riceverla, fruirla, mi viene la tentazione di dire e se fossi dall'altro lato ? ad esempio : ascoltare buona musica e' una delle mie piu' grandi soddisfazioni: mi piacerebbe saper suonare e poter crearla io stesso. ci ho provato e debbo dire che la mancanza di talento e molto di piu' di impegno non ha prodotto grandi risultati e la stessa cosa, in grado anche maggiore con l'architettura. Quando si e' trattato di scegliere tra economia aziendale e architettura avevo i miei bei dubbi, poi ho scelto economia sulla base piu' o meno dello stesso ragionamento della musica. Aver inserito nella tesi di laurea un capitolo che confrontava l'architettura organica di Frank Lloyd Wright con i modelli organizzativi che sfruttavano telematica e information technology e' stata una soddisfazione solo parziale.

Eppure il dubbio se la mia scelta sia stata giusta ogni tanto riaffiora, specialmente da quando nell'ultimo anno sto seguendo l'arredamento della nuova casa, e leggo o sfoglio riviste o pubblicazioni (ad esempio l'enciclopedia della casa di Repubblica) .
Specialmente poi rileggendo a pag 55 del libro di Alain De Botton... :

Le professioni impegnano una gamma distretta delle nostre capacita', riducendo la possibilita' di costruirci una personalita'a tutto tondo, e ci fanno sospettare (spesso la domenica sera, quando si fa buio) che gran parte di cio' che siamo o potremmo essere e' rimasto inesplorato.

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Saturday, December 30, 2006
Architettura e felicita' : parte 1 , una recensione.

Alain De Botton e' un giovane (classe 1969) scrittore che secondo me ha il pregio di coniugare una conoscenza approfondita con un una leggerezza nello scrivere che rende la lettura avvincente. Di lui avevo letto anni fa "Cos'e' una ragazza" e un paio di mesi fa il suo ultimo libro : Architettura e felicita'.
Il libro e' un saggio sul rapporto tra architettura e design la loro fruizione, in varie epoche e contesti, per approfondire il significato di un linguaggio che parla a chi abita in una casa o a chi si trova per un quartiere. Nell'assenza di un criterio di bellezza universalmente valido, la ricerca del significato e del conforto dell'ambiente creato dall'architettura in cui si vive e' un percorso avvincente. Cito dalla seconda di copertina che riassumere abbastanza bene il concetto :

"Attraverso una ricca casistica e insieme facendo ricorso alla verve del narratore, De Botton indaga, nella molteplicita' delle sue sfaccettature, l'influenza del design sull'essere umano, design che suscita sensazioni e riflessioni, modifica l'umore, fornisce stimoli al miglioramento. Imparando a ritrovare in edifici e oggetti doti e qualità presenti anche nell'uomo avremo dunque l'occasionie di conoscere meglio noi stessi. E'questa dopotutto, la fonte della vera felicità."

Il libro mi sembra ben riuscito e di lettura interessante non solo per "gli addetti ai lavori" ma per chiunque abbia un occhio attento e curioso a cio' che lo circonda, apartire dalla sua casa. Una piccola nota : il titolo originale è : "The architecture of Happiness", a me sembra qualcosa si sia perso nella traduzione in italiano, anche se forse allo scopo di renderlo più comprensibile ai molti.

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Saturday, December 16, 2006
Diodo tetragono

Le parole complicate o inusuali hanno sempre esercitato un certo fascino su di me, sara' che mi piacciono le cose complicate. Certo bisogna capirle e io ho sempre interpretato, magari impropriamente, tetragono come sinonimo di equanime, cioe' che non si abbatte di fronte a situazioni difficili, conscio che si possono superare, ma che nemmeno si esalta facilmente per gioie che possono rivelarsi estemporanee. In realta' il termine ha un che di pesante, (sara' che suona un po' come tetro ?) e di rigido, impassibile, derivante immagino dai quattro lati figurati (virtu?) che danno stabilita' anche se forse buildings and bridges are made to bend in the wind to withstand the world, that's what it takes. Assomiglia un po'all'equilibrio zen, imperturbabile e forse inpraticabile, o magari questa e' solo una lettura superficiale.
Comunque una terna ideale fatta di tetragonicita', zen e lo slogan del denim musk degli anni 80 e' un treppiede non indifferente per la crescita. Per smussare questa rigidita' e far si di bloccare o contenere al meglio le cose negative ma lasciar passare e assorbire quelle positive bisognerebbe usare un diodo. I miei ricordi infantili di quando invece di giocare al pallone usavo il saldatore mi fanno venire in mente che questo componente con due terminali faceva passare la corrente in una sola "direzione", (dall'anodo al catodo se non erro) e si poteva ad esempio usare in varie combinazioni per raddrizzare la corrente alternata in corrente continua.
In alcuni casi questo processo puo' anche generare energia : i LED che abbiamo un po' dovunqe sono dei infatti dei Light Emitting Diode e la luce e' energia.
Splittando con un po' di fantasemantica il Dio-do si potrebbe pensare a Dio come Dio e non penso di dover proprio commentare e al do nel senso giapponese di cammino, sentiero (cf: bushi do : il cammino del guerriero, anzi bushidoooooo) .
Sintetizzando questa eterna ghirlanda brillante, immagino incomprensibile ai piu', il cammino illuminato dalla Luce appiana e rettifica ogni turbolenza della circuiteria emozionale perche' there's just one road to freedom.

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